1921 - 2021, cento anni fa nasceva Giulio Spini.

Giulio Spini nasce a Campo Tartano il primo maggio 1921.

Il padre Giuseppe ha una piccola azienda agricola insieme ad un fratello - 7/8 capì di bestiame e un asino - la madre Redegonda Mafezzini è la maestra del paese.

La famiglia abita sopra la chiesa, in contrada Cantone dove vivono 13 famiglie: gli Spini e i Mafezzini appunto.

Giulio racconta “nella vita da ragazzo la contrada era il mondo. Le occasioni per trovarsi insieme erano quelle legate alla vita parrocchiale - unica vita comunitaria - e poi la scuola. Stavamo insieme tra bambini ma le mamme vigilavano molto, il gioco era considerato una specie di raffreddore. I papà facevano delle mucche di legno con rametti biforcuti con un tagli etto per la bocca. Le bambine avevano una bambola di pezza fatta dalle mamme e appena c’ era un lavoro da fare si era coinvolti”.

Di profonda formazione cattolica da più generazioni, la famiglia è il primo ambito in cui si sviluppa anche l'educazione civica e politica di Giulio guidata, attraverso la stampa, dal magistero sociale della Chiesa ed esercitata concretamente nella vita parrocchiale. Le diverse testate giornalistiche nazionali che, già a partire dagli anni 20, giungono nella casa di Giuseppe e Redegonda, insieme a molti ritagli di giornali predisposti con accuratezza per argomento - quasi a formare una piccola biblioteca - le numerosissime lettere familiari di corrispondenza, quasi giornaliera, con parenti emigrati o tra Giuseppe e suo padre Bonifacio, costituiscono un patrimonio accuratamente conservato a cui Giulio stesso attribuisce un valore inestimabile di memoria e fonte di stimolo culturale, storico, etico, educativo, civico, linguistico e letterario.

Dopo la scuola elementare la scelta quasi obbligata è abbastanza praticata al tempo per poter continuare gli studi è il Seminario. Anche Giulio ci va, nel 1931 a dieci anni, molto incoraggiato dalla madre e con perplessità da parte del padre sulla possibilità che quel figlio, unico maschio con tre sorelle, curioso, intelligente e inquieto possa sottostare alle severe e spesso incomprensibili regole del Seminario

E Giulio infatti - sono parole sue - mentre il profitto sarà sempre buono non supererà mai l’otto in condotta e quando suo padre lo verrà a prendere per “insubordinazione continua” tornando, di notte, a piedi nella sua valle si sente un “redivivo”.

Accanto alla famiglia, primo significativo contesto, che lo porta a maturare fin dalla prima giovinezza una marcata attenzione per l’attualità, la politica sociale e culturale, a sviluppare una visione larga e curiosa della realtà è la profonda empatia spirituale e fisica con quella sua valle, tanto impervia quanto amata, magistralmente raccontata nella maturità con moderno metodo storiografico nella STORIA DI UN PARROCO DI MONTAGNA che ci lascia ,attraverso un mosaico di vite raccontate con schietto realismo, un patrimonio storico, antropologico, di mentalità costumi e tradizioni della cultura contadina, oggetto di analisi e studi per tutta la sua vita.

E il protagonista è proprio quel Don Beniamino Stropeni, parroco a Campo nei suoi anni giovanili che lo aiuterà a proseguire gli studi. 

Continua infatti il suo percorso scolastico da privatista soggiornando prima degli esami presso l'Istituto Salesiano di Sondrio e, per tutto il corso dell’anno, in vista della maturità magistrale che consegue nell’anno scolastico 40/41 assumendo il suo primo incarico a Tartano in una classe quinta.

Ha 20 anni. Già a dicembre viene però chiamato alle armi e sostituito da una giovane maestra di Lovero: Giulia Leoni.

Assegnato al 67esimo Fanteria di Como nel luglio 42 ottiene una licenza straordinaria per esami e partecipa e vince il concorso magistrale entrando in ruolo. A dicembre viene trasferito ad Avellino per seguire un corso di allievi ufficiali che non supererà perché ritenuto inidoneo “per deficiente attitudine militare e deficiente profitto”.

Ad Avellino lo coglie il 25 luglio e il successivo armistizio. Giulio si sbanda è sfuggito per ben tre volte alla cattura da parte dei Tedeschi riesce a tornare in Valtellina. L'arido linguaggio del foglio militare - scrive Fausta Messa - lascia solo intuire la sofferenza del giovane nei confronti della vita militare che traspare bene, invece, nella corrispondenza con i familiari ed è alimentata dagli studi e dalla pratica pedagogica che lo portano ad apprezzare l'etica della responsabilità per l'esercizio della quale è fondamentale la libertà .

Rientrato a Campo riassume di nuovo servizio nominato dal provveditore Bruno Credaro e, nei mesi successivi, a seguito dei frenetici avvenimenti e dell'occupazione tedesca, Giulio medita e chiarisce a se stesso la sua posizione di cattolico antifascista maturando la decisione di lasciare l'insegnamento ed entrare nella Resistenza. 

Ancora sarà sostituito dalla maestra Giulia Leoni che, a guerra conclusa, diventerà sua moglie.

Scrive lui stesso “dal 9 gennaio 1944 al 26 aprile 1945 sarò Vezio"

Con questo nome farà parte della 40esima brigata Matteotti come commissario politico. Dopo i terribili rastrellamenti fascisti che dissolveranno la formazione partecipa alla battaglia di Mello e fa da mediatore nello scontro interno alla formazione tra GIUMELLI e Nicola passando con GIUMELLI alla55esima brigata Rosselli.

È sul finire dell'estate del 44 che con Arcongela Fanchi (Ala) e Sisto Zecca  già in contatto con il CLN di Morbegno e di Sondrio, decide di prendere contatti con esponenti cattolici all'interno del CLN. 

L'incontro con Angelo Schena, ultimo segretario dei Popolari prima del Fascismo, avviene a Colorina presso la casa “Et in terra pax” di Don Folci. 

I giovani resistenti e i vecchi Popolari concordano subito nell'attivare e mantenere stretti contatti tra le forze cattoliche anche se prioritaria è l'azione comune con tutte le rinascenti formazioni politiche per la liberazione della patria dai nazifascisti. Nasce così il primo nucleo clandestino della DC costituitosi poi in comitato provinciale clandestino del partito, unico comitato che edita un foglio clandestino “La Rinascita” che Giulio pensa, scrive e dirige.

A guerra conclusa sarà nel direttivo provinciale della rinata DC e da giugno 1947 al febbraio 1953 sarà segretario provinciale.

Periodo storico intenso segnato da avvenimenti fondamentali per la vita del nostro Paese e per la provincia: le elezioni amministrative e quelle per l'assemblea costituente, il referendum per la scelta istituzionale, la ridefinizione del quadro politico, la scelta di campo che è ad un tempo politica e religiosa e, soprattutto, la ricostruzione materiale e morale del Paese.

Dall'ottobre del 45 rinasce anche “Il Corriere della Valtellina” di cui Giulio è penna, corpo e anima con il costante sostegno di Michele Melazzini e su questo che, pur avendo lui scritto e diretto per diverse testate nazionali e regionali, può ben essere considerato “il suo giornale” scrive per 50 anni dirigendolo per tre volte tra il 1952 e il 1986.

La sua vasta e profonda cultura storica, filosofica, economica e politica unita ad una puntuale conoscenza dei problemi della Valle, l'impegno concreto e il confronto diretto con Ezio Vanoni, Pasquale Saraceno e il pensiero di Sergio Paronetto che tanto ruolo avranno nel rinnovamento del cattolicesimo sociale e politico del dopoguerra, fanno di Giulio Spini una personalità unica del secondo novecento valtellinese. 

Lui che nell'immediato dopoguerra aveva aderito al pensiero di Dossetti, sensibile all'impoverimento che l'individualismo del mondo liberale aveva prodotto, porta nel partito un senso vivo della presenza della fede religiosa insieme ad una forte laicità delle istituzioni e gestirà  la direzione del partito negli anni del cosiddetto “Centrismo” battendosi sempre per l'apertura a strati sociali e forze autenticamente popolari.

Accanto a questa intensa attività politica che, con alterne vicende, durerà fino agli anni 90 lo vede ricoprire numerosi incarichi tra i quali, per brevità, ricordiamo solo quello di sindaco di Morbegno dal1965 al 1975 emerge la sua intensa attività e produzione culturale, di intellettuale a tutto campo, la passione storiografica che, unita all'impegno nel partito cattolico, lo porta ad approfondire e ricostruire le ragioni storiche del radicamento del movimento cattolico in Valle.

È in questo contesto che Spini ricostruisce la storia della Valtellina moderna riconoscendo al mondo contadino cattolico quel ruolo storico, spesso misconosciuto, ma che invece gli spettava

Militando in un partito che ha mantenuto per molti anni un forte consenso elettorale, la guida dei maggiori enti e di molti Comuni, Giulio Spini ha esercitato un costante e pressante richiamo affinché fosse avvertita fino in fondo la responsabilità che tale egemonia richiedeva al Partito e agli uomini che lo rappresentavano.

 

 

 

 

Redazione